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BlogAttaccamento evitante: la guida completa · Capitolo 2

Come nasce l'attaccamento evitante? Cosa succede nell'infanzia e perché non è colpa dei genitori

6 agosto 202610 min

Se stai cercando di capire perché una persona si allontana proprio quando la relazione diventa importante, forse ti sei fatta questa domanda almeno una volta: «com'è possibile che qualcuno desideri una relazione e, nello stesso tempo, ne abbia paura?». Per rispondere dobbiamo fare un viaggio indietro nel tempo. Non per trovare un colpevole, ma per capire come nasce uno stile relazionale.

Nella nostra esperienza

Come counselor relazionale, mi capita spesso di incontrare persone che hanno già letto molto sull'attaccamento evitante. Conoscono la teoria, sanno spiegare perfettamente cosa succede al partner. Eppure continuano a soffrire.

Perché comprendere la storia dell'altro non basta a interrompere una dinamica che fa male. Conoscere come nasce l'attaccamento evitante può aiutarti a leggere alcuni comportamenti con maggiore consapevolezza, ma non deve trasformarsi in un motivo per mettere sempre i bisogni dell'altro davanti ai tuoi.

Questa differenza accompagnerà tutto il percorso di Amarti Reset.

Cosa dice la ricerca scientifica

La teoria dell'attaccamento nasce grazie agli studi dello psichiatra John Bowlby, che osservò come il legame con le figure di riferimento influenzi il modo in cui impariamo a vivere sicurezza, fiducia e vicinanza nelle relazioni.

Successivamente Mary Ainsworth, attraverso i suoi studi osservativi, descrisse diversi stili di attaccamento nei bambini, mostrando come le esperienze precoci possano essere associate a modalità differenti di cercare conforto e regolare le emozioni.

Negli anni successivi numerosi ricercatori hanno approfondito questo tema. Oggi sappiamo che gli stili di attaccamento non dipendono da un solo episodio e non rappresentano un destino immutabile: sono il risultato dell'interazione tra esperienze relazionali ripetute, caratteristiche individuali e contesto di crescita. La ricerca suggerisce inoltre che possono modificarsi nel tempo grazie a relazioni sicure, percorsi terapeutici e nuove esperienze emotive significative.

Tradotto in parole semplici

Il cervello di un bambino non impara soltanto a parlare, giocare o camminare. Impara anche una risposta a una domanda fondamentale: «quando ho bisogno di qualcuno, cosa succede?».

Se nella maggior parte delle esperienze riceve accoglienza, disponibilità e conforto, costruisce l'idea che chiedere aiuto sia sicuro. Se invece sperimenta ripetutamente che mostrare paura, tristezza o bisogno non porta vicinanza, può iniziare ad adattarsi.

L'adattamento può essere questo: «meglio contare su me stesso». Non perché non abbia più bisogno degli altri, ma perché il suo cervello ha imparato che affidarsi è troppo rischioso.

Una storia che racconta questo meccanismo

Immagina Marco. Ha sei anni e torna a casa da scuola dopo una giornata difficile. Vorrebbe raccontare che un compagno lo ha preso in giro, ma trova i genitori molto occupati. Quando prova a parlarne si sente rispondere: «non pensarci», «passerà», «sei troppo sensibile».

Nessuno vuole ferirlo. I suoi genitori probabilmente stanno facendo del loro meglio. Eppure, giorno dopo giorno, Marco impara una lezione silenziosa: le emozioni importanti è meglio tenerle dentro.

Anni dopo Marco diventa adulto, si innamora, desidera costruire una relazione. Ma quando la partner si avvicina emotivamente, dentro di lui si attiva un allarme che lui stesso fatica a comprendere. Ha bisogno di spazio: non perché non provi affetto, ma perché il suo sistema di protezione gli suggerisce che troppa vicinanza potrebbe essere pericolosa.

Attenzione: non è una questione di «genitori sbagliati»

Parlare di attaccamento non significa cercare un colpevole. La maggior parte dei genitori cresce i figli con amore, ma anche genitori amorevoli possono attraversare periodi di stress, malattia, lutti, difficoltà economiche o emotive.

Inoltre ogni bambino ha un temperamento diverso: due fratelli cresciuti nella stessa famiglia possono sviluppare modalità relazionali differenti. Per questo oggi gli studiosi parlano di una costruzione complessa, in cui intervengono molti fattori. Ridurre tutto a «è colpa dei genitori» sarebbe una semplificazione che la ricerca non sostiene.

Cosa può succedere dentro una persona con attaccamento evitante

Da adulta, una persona con questo stile può vivere un conflitto interno: da una parte desidera una relazione, dall'altra la vicinanza può attivare una sensazione di vulnerabilità difficile da gestire. Spesso questi pensieri non sono consapevoli: vengono vissuti semplicemente come un bisogno improvviso di distanza.

  • «Sto bene con questa persona, ma sento il bisogno di respirare.»
  • «Ho paura di perdere la mia autonomia.»
  • «Quando una relazione diventa troppo intensa mi sento sotto pressione.»
  • «Vorrei stare vicino, ma qualcosa dentro di me mi spinge ad allontanarmi.»

Cosa succede invece a chi ama una persona evitante

Se ti trovi dall'altra parte della relazione, probabilmente vivi un'esperienza completamente diversa. Quando l'altra persona prende le distanze, tu inizi a cercare spiegazioni: controlli il telefono, ripensi alle conversazioni, cerchi di capire cosa hai sbagliato.

Molte persone ci raccontano che, con il passare del tempo, tutta la loro energia si concentra nel tentativo di far tornare l'altro vicino. Ed è qui che nasce il rischio più grande: smettere lentamente di ascoltare i propri bisogni.

Comprendere la storia dell'altro è importante, ma la comprensione non dovrebbe mai trasformarsi nell'abitudine a giustificare tutto. Una relazione sana ha bisogno anche di reciprocità, disponibilità e responsabilità.

Cosa puoi fare se ti riconosci in questa dinamica

Prima ancora di chiederti come aiutare l'altra persona, prova a portare l'attenzione su di te. Queste domande non servono ad allontanarti dall'altro: servono a riavvicinarti a te stessa. Ed è da qui che, nel nostro lavoro, inizia ogni cambiamento autentico.

  • Come sto vivendo questa relazione?
  • Quanto del mio benessere dipende dai comportamenti dell'altro?
  • Sto aspettando che cambi per poter stare bene?
  • Quali bisogni sto mettendo da parte?

Da ricordare

Cinque punti da portare con te dopo la lettura di questo capitolo.

  • L'attaccamento evitante non nasce da un singolo episodio.
  • Non è sinonimo di mancanza d'amore.
  • Non dipende semplicemente dall'avere avuto «genitori cattivi».
  • È una strategia di adattamento sviluppata nel tempo.
  • Comprendere questa storia può favorire l'empatia, ma non dovrebbe mai portarti a rinunciare ai tuoi bisogni.

Approfondimenti scientifici

Le idee presentate in questo capitolo si basano principalmente su alcuni dei riferimenti più autorevoli per comprendere come gli stili di attaccamento si sviluppano e come possano evolvere nel corso della vita.

  • John Bowlby – Attachment and Loss (Vol. 1, 1969)
  • Mary D. Ainsworth et al. – Patterns of Attachment (1978)
  • Jude Cassidy & Phillip R. Shaver (a cura di) – Handbook of Attachment (3ª ed., 2018)
  • Mario Mikulincer & Phillip R. Shaver – Attachment in Adulthood (2ª ed., 2016)
  • Peter Fonagy et al. – studi sulla mentalizzazione e l'attaccamento
  • Daniel J. Siegel – The Developing Mind (2ª ed., 2012)

Il prossimo passo

Ora che hai compreso come può svilupparsi uno stile di attaccamento evitante, probabilmente ti stai chiedendo: come faccio a capire se la persona con cui sto vivendo questa relazione ha davvero questo stile di attaccamento oppure sta semplicemente prendendo le distanze per altri motivi?

È una domanda fondamentale, perché non tutte le persone emotivamente distanti hanno un attaccamento evitante. Nel prossimo capitolo analizzeremo i 15 segnali più comuni dell'attaccamento evitante, imparando anche a distinguere questo stile relazionale da altre situazioni che possono sembrare simili ma hanno origini molto diverse.

Domande frequenti

L'attaccamento evitante è colpa dei genitori?

No. È il risultato dell'interazione tra esperienze relazionali ripetute, temperamento individuale e contesto di crescita. Anche genitori amorevoli possono attraversare periodi difficili, e due fratelli nella stessa famiglia possono sviluppare stili diversi.

L'attaccamento evitante si può modificare?

Sì. La ricerca suggerisce che gli stili di attaccamento possono cambiare nel tempo grazie a relazioni sicure, percorsi di accompagnamento e nuove esperienze emotive significative.

Capire la storia dell'altro basta per stare meglio?

No. La comprensione aiuta l'empatia, ma non interrompe una dinamica che fa male. Il cambiamento inizia quando torni a chiederti come stai tu e quali bisogni stai mettendo da parte.

Capire come nasce l'attaccamento evitante serve a smettere di leggere l'allontanamento dell'altro come una tua colpa. Da lì puoi tornare alla domanda più importante: come stai tu, dentro questa relazione?

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